Trattamento patologie della cornea

trattamento cheratocono torino

La Cornea costituisce la parte anteriore dell’occhio. È la prima lente di forma convesso-concava ed ha un elevato potere diottrico. La sua struttura è composta da 5 strati. Lo strato interno, detto stroma, è composto da fibre collagene ed è protetto da due membrane che lo racchiudono (membrana di Bowmann e membrana di Descemet). Rappresenta il più importante strato corneale perché oltre a svolgere un ruolo strutturale, ha anche il compito di mantenere la massima trasparenza del tessuto, fondamentale per una buona messa a fuoco delle immagini. L’epitelio corneale, invece, svolge un ruolo di protezione delle strutture sottostanti, mentre l’endotelio regola il passaggio di liquidi e nutrienti tra l’interno dell’occhio e la cornea stessa. Il Cheratocono è una malattia degenerativa non infiammatoria della cornea caratterizzata da un progressivo assottigliamento dello stroma centrale che consegue con il relativo sfiancamento conico (ectasia) del profilo corneale. Tale situazione patologica porta all’insorgenza di un astigmatismo miopico irregolare difficile da correggere mediante lenti a tempiale e responsabile del calo visivo del soggetto.

 

L’incidenza della malattia è bassa e l’insorgenza può essere monolaterale anche se la progressione tende a colpire in tempi più o meno brevi il secondo occhio. Il cheratocono è molto raro nell’infanzia e si manifesta generalmente in pubertà con un evoluzione significativa fino ai 30 anni per poi stabilizzarsi intorno ai 40 anni.

Classificazione

  • Cheratocono frusto. Rappresenta il primo stadio della patologia in cui le alterazioni corneali spesso passano inosservate, perché asintomatiche. Solo l’esecuzione di esami diagnostici avanzati può evidenziare l’esordio di questa malattia.
  • Cheratocono correggibile con occhiali. In questo stadio è possibile riscontrare la comparsa di astigmatismo miopico completamente correggibile con l’utilizzo di lenti a tempiale. In questa fase si può assistere a frequenti cambiamenti del difetto visivo che richiedono la costante variazione del potere della lente correttiva.
  • Cheratocono correggibile con lenti a contatto. Stadio critico della patologia in cui le alterazioni corneali diventano visibili anche mediante l’esame oftalmoscopico (lampada a fessura) e il difetto visivo assume caratteristiche marcate di irregolarità correggibili solo attraverso l’utilizzo di lenti a contatto rigide. Tale approccio terapeutico ha uno scopo ottico di correzione dell’ametropia e uno scopo meccanico di “schiacciamento” del tessuto nel tentativo di regolarizzare il più possibile la superficie corneale.
  • Cheratocono da trattare chirurgicamente. Stadio avanzato della patologia in cui l’irregolarità della struttura corneale e l’elevato difetto visivo non consentono più una correzione ottica accettabile mediante l’uso delle lenti. L’assottigliamento della cornea si presenta marcato e i rischi di scompenso del tessuto portano spesso alla valutazione di un eventuale approccio chirurgico mediante la sostituzione totale o parziale della cornea (Cheratoplastica).

cause

L’eziologia del cheratocono rimane ad oggi ancora sconosciuta. Il fatto che questa patologia si manifesti spesso in membri appartenenti allo stesso nucleo familiare lascia presuppore ad una trasmissione ereditaria. Da alcuni studi è emerso che l’alterazione di alcuni geni possa essere alla base di una mancata rigenerazione delle fibre collagene della cornea. Il tessuto non rigenerato dai cheratociti andrebbe, quindi, incontro nel corso della vita a degradazione che causerebbe assottigliamento e deformazione. Dal punto di vista meccanico, essendo che l’occhio al suo interno ha una pressione propria sembra che la forza generata agendo sul punto di minore resistenza corneale determini un progressivo sfiancamento a forma di cono.

Infine, la patologia può presentarsi in associazione ad altre malattie come le connettivopatie, la dermatite atopica, la retinite pigmentosa, etc.

sintomi

  • - Immagini sfocate
  • - Confusione (diplopia)
  • - Affaticamento visivo
  • - Distorsione
  • - Fotofobia (fastidio alla luce)

diagnosi

La diagnosi di cheratocono viene eseguita sostanzialmente sottoponendo il soggetto all’esecuzione di esami strumentali.

  • La Topografia e/o Tomografia corneale permette di mappare la cornea definendo dal punto di vista morfologico il difetto refrattivo.
  • La Pachimetria corneale fornisce informazioni sullo spessore del tessuto.
  • La Microscopia endoteliale mostra la stato della cellule che compongono la struttura più interna della cornea (endotelio). Questo esame risulta particolarmente utile nella programmazione di un eventuale intervento chirurgico.

terapia

L’approccio terapeutico, fino a qualche anno fa, consisteva esclusivamente nella gestione dei primi due stadi della patologia mediante l’utilizzo dei presidi ottici a disposizione (occhiali e lenti a contatto).

In caso di evoluzione dello “sfiancamento” corneale era possibile programmare un intervento chirurgico mediante l’inserimento all’interno del tessuto corneale di anelli intrastromali (ICR o INTACS) nel tentativo direndere la cornea più resistente e correggere il difetto refrattivo regolarizzando il tessuto.

Negli stadi finali della malattia o in caso di evoluzione persistente il trapianto corneale rimaneva e rimane tutt’ora l’unica soluzione adottabile.

 

  • Cross-Linking corneale.

Ad oggi, le recenti evidenze scientifiche in materia hanno mostrato che mediante l’utilizzo di questa nuova tecnica permette di gestire meglio sia da un punto di vista morfologico sia da un punto di vista funzionale l’andamento della patologia. Il trattamento ha lo scopo di rallentare/arrestare l’evoluzione del cheratocono mediante il linkaggio delle fibre collagene contenute nello stroma corneale creando un effetto di “irrobustimento” del tessuto.

Tecnica: previa anestesia topica, la superficie corneale, detta epitelio, può essere rimossa (Cross-Linking standard) oppure lasciata in situ (Cross-Linking transepiteliale). Successivamente il tessuto sottostante viene imbibito di una sostanza a base di vitamina B2 (Riboflavina) e irradiato con una sorgente ad emissione a raggi ultravioletti.

Di recente introduzione è la metodica del Cross-linking mediante Iontoforesi. Questa procedura consente di ottenere una maggior penetrabilità del farmaco a livello stromale mediante l’utilizzo di un campo elettrico a bassa intensità che facilita il trasporto delle molecole di Riboflavina all’interno del tessuto. Inoltre, questa evoluzione della tecnica consente di ridurre notevolmente i tempi di trattamento (14 minuti totali) garantendo una maggiore efficacia grazie a potenze di irradiazione più elevate (10mW/cm2) rispetto a quelle utilizzate in precedenza (3mW/cm2).

Il decorso post-operatorio è breve e prevede una terapia antibiotica (colliri) di copertura per alcuni giorni.

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